Devil Red, Joe R. Lansdale

In Devil Red, Joe R. Lansdale rimette in pista Hap Collins e Leonard Pine, strampalata coppia di detective hard boiled, qui alle prese con uno spietato killer seriale.

Decisamente invecchiati e più propensi alla riflessione e alla malinconia, i nostri due antieroi vengono ingaggiati da una ricca vedova perché indaghino sulla morte del figlio e della sua fidanzata, avvenuta in circostanze particolari. Entrano così a piedi uniti, come loro solito,  in una storia sordida che vede protagonisti una strana setta di vampire e una organizzazione criminale che “alleva” killer gestita da una insospettabile coppia. Indagando, vengono alla luce altri delitti collegati da un elemento comune: una testa di diavolo rossa, una sorta di marchio di riconoscimento; prima di giungere alla soluzione dell’enigma, i due dovranno affrontare direttamente Devil Red.

Devil Red è un libro divertente, che si fa leggere con facilità e che regala sincere risate, ma se penso ad altri romanzi di Lansdale che vedono protagonista la spassosa coppia di detective, il geniale Rumble Tumble ad esempio, ecco che salta ancor più agli occhi un qualche scricchiolio nell’impianto narrativo. Qui l’inizio è scoppiettante e incolla letteralmente alle pagine; la trama scorre veloce per tutta la prima parte del libro, con un susseguirsi di colpi di scena fino al momento clou della crisi di Hap. Ma nella seconda parte il meccanismo sembra incepparsi e la soluzione appare, sinceramente, un po’ tirata per i capelli; e non basta la riapparizione di Vanilla Ride, affascinante killer che nella “puntata” precedente (Sotto un cielo cremisi) era stata ingaggiata proprio per uccidere i due, a rianimare il racconto boccheggiante.

Peccato, perché le premesse c’erano tutte per farne un libro imperdibile: la crisi di panico ma anche morale che letteralmente paralizza Hap, il drammatico ferimento di Leonard, il suo ridicolo cappello, le azioni travolgenti, le riflessioni malinconiche, gli affetti genuini,  gli incisivi personaggi di contorno.

In conclusione, non è il miglior Lansdale ma è pur sempre Lansdale, con il suo ritmo incalzante, lo stile ironico e scanzonato, poco propenso a prendersi sul serio, l’uso sapiente della lingua con quel mix tra il parlato sboccato dei personaggi e le descrizioni puntuali e poetiche, soprattutto – e qui sta tutta la forza nel romanzo – con i dialoghi spassosissimi tra i due protagonisti che alternano battute al vetriolo a riflessioni di stampo filosofico-esistenziale.  Queste le ragioni che permettono di superare qualche piccola defaillance, nell’attesa di poter leggere le prossime avventure dell’irriverente duo.