Le larve di Claudio Morandini

Le larve. Questa parola nella sua brevità concentra diverse immagini: esseri invertebrati talmente piccoli e indefiniti da non essere dei veri e propri animali; forme di vita sfuggenti, perché dalla superficie viscida, scivolosa; qualcosa di vicino ai vermi, e che quindi fa ribrezzo; esseri che si nascondono negli anfratti più oscuri e irraggiungibili della terra in attesa di completare la trasformazione in qualcosa di più definito. Tutte queste immagini si riflettono nel romanzo di Claudio Morandini, che fa delle larve il fil rouge della storia.

Il romanzo si snoda attraversando le vicende di una ricca famiglia di possidenti terrieri, le cui ricchezze sono amministrate dal padre padrone, capostipite della dinastia. Come i terreni, anche le persone, tutti i componenti della famiglia e della servitù, sono proprietà del vecchio possidente. Il suo strumento di potere sono le umiliazioni, la violenza, la capacità di assoggettare chiunque alla sua volontà, fino a creare un impero basato sull’obbedienza mantenuta a suon di torture e stupri. Come nella sindrome di Stoccolma il detenuto finisce per amare il suo carceriere, in questa saga familiare il figlio umiliato ha profonda soggezione e cieco rispetto per il padre senza cuore, un sentimento che si traduce in un incondizionato annullamento della sua individualità, decisionale e sentimentale.

Gli uomini, come le larve, hanno un manto viscido e ripugnante, mossi dal puro istinto in loro emerge solo il peggio e realizzano così le loro più intime perversioni. Incesti, amori clandestini e violenze gratuite si susseguono dalla prima all’ultima pagina del romanzo, delineando una vita di palazzo che ha le caratteristiche di una lotta per la sopravvivenza: chi accetta il dominio del padrone soccomberà, chi resta lucido e reattivo, sopravvivrà. Lo scenario di questa natura selvaggia è il palazzo, le cui fondamenta affondano in un terreno ricco di passaggi segreti abitati dalle larve, le stesse che vengono mangiate con gusto dal padrone e da suo nipote negli attacchi di sonnambulismo notturno, episodi frequenti e temibili in cui si manifesta fisicamente il ritorno a uno stadio animale, o peggio ancora, larvale.

Per quanto sia difficile o sconveniente ammetterlo, la cattiveria ha il suo fascino, e Le larve di Claudio Morandini ne è una chiara dimostrazione. Anche laddove la descrizione si fa cruenta fino a provocare ripugnanza, la minuzia di particolari delle larve mangiate con gusto e inghiottite con una punta di piacevole repulsione contribuisce ad acuire il carattere fortemente gotico della vicenda, e a invogliare alla lettura. Lo stile piano e il linguaggio vivo conferiscono realtà alle immagini, tanto che qualche smorfia o espressione di sorpresa sul volto sono inevitabili. Alla fine del libro resta un po’ d’amaro in bocca: l’unico personaggio positivo non riuscirà a riscattarsi. E nel capriccio del bambino, solo in apparenza innocuo, sembra serpeggiare la viscida larva della forza oscura radicata nella famiglia.