L’ombra di Woody, de Jemma Ottavio

Non è facile leggere su Agorà delle “recensioni”, almeno scritte da me. Mauro (Semedimela) ne posta qualcuna, ed anche fatta bene, ma io no. E vi spiego il perché. Io ero una lettrice vorace di libri poi, cinque anni fa, mi è accaduto qualcosa – anzi un insieme di cose e tutte spiacevoli – che mi hanno portato ad allontanarmi da me stessa, facendomi diventare abulica e disinteressata verso tutto quel che mi circondava. Poi, per fortuna, pian piano sono ritornata “alla vita” ma certe cose, come la lettura ad esempio, non l’ho più ripresa come una volta. Mi succede che comincio un libro e mi annoio già alle prime pagine.

Qualche settimana fa, mi imbatto nella recensione di un libro dal titolo curioso: “L’ombra di Woody” di Ottavio Jemma. Una recensione ben scritta, appassionata, che mi fa decidere di acquistare il libro.

Vi evito le vicissitudini dell’acquisto (vi basti sapere che alla fine ne ho acquistato… due copie) ma infine ho il libro tra le mani, per una strana coincidenza proprio in quei giorni di stacco dal mondo web, quando mi sono rifugiata sulla mia montagna. Insomma comincio a leggere e, per una strana alchimia, non riesco a staccarmene , dimentico persino di mangiare, finché non l’ho finito di leggere.

Poi ho lasciato passare alcuni giorni, ho fatto sedimentare le emozioni e le riflessioni che mi aveva regalato la lettura e sono tornata a leggerlo. Ed oggi ve ne parlo perché, a mio avviso, non è solo una lettura leggera e piacevole ma anche uno sguardo impietoso su tanti “mali” che affliggono la società in cui viviamo, alzando quei veli di ipocrisia di cui essa ama ammantarsi.

Una delle cose belle di questo libro è che ognuno ne trae materiale di riflessione in base al suo personale bagaglio culturale. Chi è appassionato di letteratura o letterato di professione predilige i tanti spunti che il libro offre, io sono una sociologa e ho colto gli aspetti più direttamente collegabili al funzionamento della società.