l’ultima volta

succede che mi sieda sul greto del fiume e cominci a giocare con i sassi, le dita mostrano striature di terra bagnata, e l’acqua è fredda. In questa stagione. O a questa altitudine?E’ un gioco pigro, per allontanare il tempo; per dire che sto diventando sempre più silenziosa e che, sempre meno, questo mi appare strano.

Eludo le domande, rimango con risposte annichilite, strozzate in gola in una sorta di attesa, che passi, l’interrogativo, e nessuno si accorga che ho mancato all’appello.Così, mentre l’ora si incatena ai miei piedi e mi ricorda che esiste – esiste – il tempo sprecato, mi ritrovo – dirai tu: mica ti credo…ma poi ti metterai ad ascoltare – a scriverti.non tanto racconti, che, come sai, non son proprio nella mia penna, quanto piuttosto tentativi di unire tra di loro le domande che possano aprirmi immagini della tua vita.Perché io mi chiedo, e non chiedo.

Se sei felice, con quali mani componi partiture doppie per far suonare il tuo cuore, se i tuoi progetti sorridono, chi ti dice cosa, e di cosa parlate, che è accaduto a uno e cosa argina l’inchiostro di un altro.Mi perdo, in punteggiature, sul greto del fiume. Forse mi stai aspettando a casa. O aspetterò.